lesbo
Il cerchio - capitolo 10
14.09.2025 |
1.290 |
4
"Poi infilò le dita nell’elastico delle mutandine e le spinse verso il basso, scuotendo leggermente le gambe per farle cadere a terra..."
Michela si svegliò la mattina dopo con un languore che non ricordava da anni. Il corpo le doleva piacevolmente, come se avesse corso una maratona di piacere, e l’odore di oli e sudore femminile le era rimasto addosso, persistente, quasi tatuato sulla pelle. Si specchiò nuda: il riflesso la fece arrossire e sorridere insieme. Il suo pube liscio e lucido non era più solo un segno esteriore: era la prova visibile della sua rinascita.Si ricordò di quante volte, in passato, aveva fantasticato su certe colleghe, su certe mamme a scuola, lasciandosi eccitare da piccoli dettagli: un vestito un po’ troppo corto, un décolleté generoso, un sorriso ambiguo. Poi, come sempre, reprimeva tutto, scrollandosi di dosso quelle immagini e tornando nel guscio di madre e moglie irreprensibile.
Ma ora no. Ora sapeva. Aveva baciato labbra femminili, aveva sentito la lingua di un’altra donna dentro di sé, aveva fatto gridare di piacere la sua amica Anna, aveva cavalcato il viso di Laura, si era persa tra mani e corpi femminili fino a non distinguere più dove finiva lei e dove iniziava l’altra. Non erano più fantasie: era realtà, ed era la sua nuova vita.
Con le amiche, poi, il legame era diventato indissolubile. Laura e Anna le avevano aperto la porta, le avevano tenuto la mano nel momento più delicato, l’avevano attesa ed accolta, e ora Michela sapeva che non era più “l’ultima arrivata”: era parte del cerchio.
Mentre sorseggiava il caffè lo sguardo le cadde su di un quaderno di suo figlio, dimenticato come sempre sul tavolo di cucina. E, mentre lo sfogliava con il fare un po’ ansioso di una mamma che controlla i compiti, il pensiero scivolò su Francesca, una delle maestre di suo figlio. Quella donna elegante e sempre un po’ distante, che era sempre stata per Michela una sorta di enigma. Non la classica bellezza urlata, ma una donna che attirava gli sguardi senza cercarli. I capelli castani, lunghi e sempre raccolti in uno chignon ordinato da insegnante, lasciavano scoprire un profilo elegante, lineamenti dolci ma decisi. Occhi verdi, profondi, che si accendevano quando sorrideva agli alunni o quando parlava di un libro. Il corpo era quello di una quarantenne che aveva saputo mantenere una grazia naturale: seno pieno ma non eccessivo, fianchi morbidi, gambe sottili e slanciate, quasi sempre celate da gonne sobrie o pantaloni comodi. Un corpo su cui Michela aveva fantasticato, con pensieri poi subito repressi. Ma adesso la Michela che reprimeva non c’era più, e il pensiero di quelle fantasie in cui Francesca era nuda e sopra di sé, pronta a lasciarsi guidare, non le causava più sensi di colpa: c’era solo eccitazione e una nuova sicurezza.
Quella mattina uscì di casa diversa. Camminava con la schiena più dritta, lo sguardo più sicuro, un sorriso accennato sulle labbra. Non era più solo la Michela di prima, madre e moglie premurosa. Ora era una donna che conosceva la sua forza, che sapeva sedurre, che poteva perfino guardare un’altra donna negli occhi e lasciar trasparire un desiderio senza più nasconderlo. E quando, per puro caso, incontrò al supermercato proprio Francesca, con i capelli legati e un vestito leggero, chinata a scegliere della frutta, Michela sorrise tra sé. L’aveva sempre osservata da lontano, con un misto di ammirazione e invidia; ora, invece, la guardava con occhi nuovi e un vecchio desiderio.
La raggiunse con passo deciso. Il vestito estivo della donna le scivolava morbido sulle curve, lasciando intravedere appena un accenno di scollatura. “Francesca! Ma che sorpresa…” la salutò Michela, illuminandosi di un sorriso ampio, quello che adesso sapeva di avere più seducente. L’altra si voltò, stupita ma contenta: “Oh Michela, buongiorno! Come sta, tutto bene?”.
“Tutto bene, grazie. Ma, per cortesia, possiamo evitare il lei? Ormai ci parliamo da anni e, in fondo, abbiamo più o meno la stessa età, direi…” disse Michela sorridendo.
Francesca replicò con una risatina leggera: “Va bene, ha… hai ragione. Sai, sono abituata così con i genitori dei ragazzi…”
La conversazione iniziò leggera, banale, ma Michela aveva già deciso: ogni parola, ogni sguardo, ogni gesto sarebbe stato un invito, calibrato con la sicurezza che adesso la attraversava. Così si avvicinò un po’ di più, toccandole l’avambraccio con naturalezza durante la conversazione. Le chiese del lavoro, le raccontò del figlio, parlarono del tempo libero, delle vacanze… Michela lasciava che fosse Francesca a condurre, ma ogni tanto inseriva piccole note, come carezze verbali: “Sai, ultimamente mi sto concedendo più tempo per me stessa… E ho scoperto che ne avevo più bisogno di quanto io stessa credevo.” disse con aria distratta.
“Beata te… io non riesco mai a staccare davvero… chi pensa che insegnare sia facile dovrebbe provare…”, sospirò Francesca.
Michela sorrise: “Io e un paio di amiche abbiamo trovato un posto speciale. Una sorta di club benessere, tutto al femminile. Ci andiamo il venerdì, quando fanno la serata riservata solo alle donne… e devo dire che ci rigenera davvero. Non pensavo di poter stare così bene in un posto del genere!”.
Non aggiunse altro. Non propose. Non spiegò. Lasciò le parole sospese, come se fossero state un dettaglio casuale. Subito cambiò discorso, chiedendo di un romanzo che sapeva piacere a Francesca. L’insegnante annuì, ma Michela notò il guizzo nei suoi occhi: quell’informazione non era passata inosservata.
-----
La sera stava calando silenziosa sulla città quando Francesca rientrò nel suo appartamento dopo una giornata lunga e logorante a scuola. Aveva passato ore fra classi, compiti da correggere, riunioni con colleghi e lezioni da preparare. La sua vita, ormai da anni, si svolgeva quasi interamente attorno a quel microcosmo fatto di banchi, lavagne e scadenze burocratiche.
Single da sempre - o meglio, con relazioni brevi e mai davvero coinvolgenti - si era costruita un guscio ordinato, fatto di dedizione al lavoro e serate tranquille con un libro o una serie tv. Ma, da quando qualche giorno prima aveva incontrato Michela al supermercato, nella sua mente si era infilato un pensiero diverso.
Quella frase, lanciata distrattamente: “Ah sì, il club benessere… ci vado ogni venerdì, è una cosa che mi fa stare da dio”. Francesca aveva annuito con indifferenza, come se non ci avesse fatto caso. Ma adesso, sola nella penombra del suo appartamento, quelle parole le tornavano addosso.
Si tolse la camicetta bianca, lasciando cadere le spalle libere davanti allo specchio dell’ingresso. Il riflesso la osservava: donna alta, capelli castani raccolti in un morbido chignon ormai disfatto che sciolse con un colpo deciso della mano, occhi scuri e profondi. Non poteva negarlo: aveva sempre avuto un bell’aspetto… e anche un corpo sensuale, eppure si era convinta che non fosse più tempo di esplorazioni, che il lavoro bastasse a riempire ogni vuoto. Eppure… ‘magari una serata in spa mi farebbe davvero stare meglio…’.
Francesca sospirò, andò in cucina e si versò un bicchiere di vino rosso. Tornata in salotto, accese il portatile. Con una curiosità quasi colpevole digitò distrattamente il nome del posto che Michela aveva citato. Il sito si aprì: elegante, discreto, immagini di spa e benessere, parole come rilassamento, piacere dei sensi, armonia del corpo. Niente di esplicito, eppure… a Francesca parve di intravedere dietro le righe una promessa di esperienze molto diverse da una semplice sauna. O forse era solo lei a percepire ambiguità in alcune frasi? O forse, per caso… voleva che ci fosse? Sentì un brivido correrle lungo la schiena e chiuse di scatto il portatile. Poi lo riaprì. Le mani tremavano leggermente mentre scorreva ancora la pagina.
Si alzò e tornò davanti allo specchio, stavolta in camera da letto. Si sfilò lentamente la gonna, poi i collant. Restò in reggiseno e slip neri di pizzo. Poi portò le mani dietro la schiena e sganciò la bretella, sfilando il reggiseno e lasciandolo cadere a terra. Si passò le mani sui seni, ancora belli pieni ed eretti nonostante i 40 anni compiuti da poco. ‘Se a vent’anni avessi saputo che a quarant’anni avrei avuto ancora due tette così, mi sarei preoccupata molto meno’ pensò fra sè sorridendo. Poi infilò le dita nell’elastico delle mutandine e le spinse verso il basso, scuotendo leggermente le gambe per farle cadere a terra. Si passò una mano sulla leggera peluria che le incorniciava il pube e che curava con costanza, perché non si sa mai chi si può incontrare… anche se poi non sempre incontri qualcuno. Studiò la sua immagine nuda nello specchio. Non si guardava così da tempo, con quell’attenzione erotica che di solito riservava solo a qualche amante occasionale, fugace. Un sorriso le increspò le labbra, deciso ma anche un po’ malizioso. Posò il bicchiere, prese il telefono, aprì l’agenda. Venerdì sera era libera. E per la prima volta dopo tanto tempo, la solitudine non le sembrava più un rifugio, ma una spinta.
“Perché no?” sussurrò al suo riflesso, passandosi le dita fra i capelli.
club benessere spa femminile donne sole collega insegnante seduzione pubblica tocchi casuali scelta consapevole incontro al supermercato
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Il cerchio - capitolo 10:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
